IL REALE ALBERGO DEI POVERI

Il Real Albergo dei Poveri o Palazzo Fuga o, nell'uso popolare, Reclusorio o Serraglio, è il maggiore palazzo monumentale di Napoli ed una delle più grandi costruzioni settecentesche d'Europa. Il Real Albergo dei Poveri si trova in piazza Carlo III.

Nel 1749 Ferdinando Fuga fu chiamato a Napoli, nell'ambito del programma di rinnovamento edilizio del nuovo re Carlo III di Borbone, con l'incarico di progettare il gigantesco Albergo dei Poveri rivolto ad accogliere le masse di poveri del Regno. L'opera si inserisce in un contesto storico non lontano dalle finalità per le quali fu creato. Nella prima metà del XVIII secolo, infatti, Napoli fu caratterizzata dalla coraggiosa opera di rinnovamento del ministro Bernardo Tanucci, con i decreti sull'abolizione del feudalesimo e dei privilegi ecclesiastici, e dei primi vagiti dell'illuminismo napoletano, tra i quali si annoverano Antonio Genovesi e Ferdinando Galiani. L'opera rimase incompiuta per cui la sua attuale mole (oltre 100.000 m² di superficie utile) rappresenta solo un quinto del progetto originale. Tra le cause della sospensione, oltre all'ingente cifra necessaria al completamento, occorre risalire alla rivoluzione del 1799 quando Ferdinando IV impresse una svolta in senso pragmatico rispetto a quella prettamente assistenziale decisa dal suo avo Carlo III; si decise pertanto di adottare un nuovo progetto, elaborato dall'architetto Francesco Maresca, che prevedeva un numero limitato di camerate rispetto a locali più ampi dove allocare le macchine di produzione manifatturiera.

Uno degli scopi di questa istituzione caritatevole fu di garantire i bisogni di sicurezza urbana, legato allo sviluppo della prima industrializzazione, che a Napoli aveva conosciuto uno sviluppo eccezionale, riprendendo le teorie della “città modello rinascimentale” sulla rieducazione dei detenuti e sul valore terapeutico del lavoro. Un altro scopo fu di assicurare agli orfani della Santa Casa dell'Annunziata, accolti a partire dal 1802, i mezzi di sussistenza e l'insegnamento di un mestiere che li avrebbero potuti rendere autonomi nella vita quotidiana. Nonostante i buoni propositi, l'Albergo dei Poveri, tuttavia, divenne un vero e proprio carcere, essendo etichettato come “serraglio”, cioè di un luogo dal quale non sarebbe stato più possibile uscire. Nel 1838, nelle sale dell'Albergo trovò posto la Scuola di Musica che fornì per vari anni suonatori provetti alle compagnie militari e dove si avvicendarono insegnanti celebri, tra i quali Raffaele Caravaglios, ed importanti amministratori, tra cui Rodrigo Nolli. Sorse anche una scuola per sordomuti, senza mai perdere la sua primitiva impronta assistenziale. Nel corso degli anni si avvicendarono nei suoi locali un Centro di Rieducazione per Minorenni, un Tribunale competente a giudicare le cause riguardanti i minori di diciotto anni, un cinema, delle officine meccaniche, una palestra, un distaccamento dei Vigili del fuoco e l'Archivio di Stato di Napoli civile.

Il progetto prevedeva una facciata principale di 600 metri (alla fine ne vennero realizzati 354) e quelle laterali di 135, con all’interno cinque cortili (che poi furono solo tre) tra i quali quello di mezzo doveva contenere una chiesa. Inoltre, la zona destinata all’edificazione era situata nel quarti eredi borgo Loreto, ma, vista la natura del terreno poco adatta ad ospitare una costruzione del genere e dell’aria poco salubre, si decise di cominciare a costruire il palazzo nella sua attuale collocazione. I lavori procedevano a singhiozzo e si alternavano periodi di frenetica attività ad altri di inoperosità per mancanza di fondi. L’achitetto Ferdinando fuga venne coadiuvato nel suo lavoro da Giuseppe Galbiani (sostituito dal figlio Ferdinando nel 1778) fino al 1781 quando, a causa della morte dell’architetto fiorentino, la direzione venne affidata per un breve periodo a Mario Gioffredo, e successivamente, a Carlo Vanvitelli. Quest’ultimo, essendo impegnato anche nel cantiere di Palazzo Reale, delegò un suo fidato collaboratore, Francesco Maresca, di occuparsi dell’Albergo dei Poveri. Quest’ultimo, vista la mancanza di fondi, ridimensionò l’originale progetto del Fuga, e nel 1803, i lavori vennero sospesi, anche se la struttura cominciava ad espletare le proprie funzioni.

Inizialmente, la struttura ospitava, divisi in categorie, donne, uomini, ragazze e ragazzi, ai quali venivano offerti, oltre che vitto e alloggio, un’istruzione e la possibilità di imparare un mestiere. Vista la mancanza di risorse, molti degli uomini presenti nell’Albergo vennero assunti come muratori per completarne la costruzioni, mentre a molte donne vennero regalate le fedi nuziali affinchè potessero trovare marito e lasciare velocemente il palazzo. I lavori ripresero nel 1819 grazie ad una donazione di re Ferdinando I, per essere definitivamente interrotti nel 1829, lasciando incompiuta la chiesa e la facciata principale che presenta numerose file di finestre e, nella parte centrale, una scalinata a doppia rampa anticipa i tre archi d’ingresso; i due laterali presentano un fregio con le iscrizioni “Regium Totius Regni” e “Pauperum Hospitium”, mentre nel frontone del timpano centrale è posto un orologio. All’interno, altre iscrizioni identificano le due porte del vestibolo, un tempo adibite ad ingresso per le donne e per gli uomini: su di esse era scritto rispettivamente “Pro Feminis et Puellis” e “Pro Viris et Pueris”. Questa divisione permetteva di raggiungere le sale in cui si svolgevano le varie attività: i maschi si dedicavano allo studio della grammatica, della matematica, della musica, del disegno o all’apprendimento di mestieri manuali come il sarto, lo stampatore, il calzolaio, il tessitore e il meccanico; le donne, oltre che allo studio, venivano formate nel campo della tessitura e della sartoria sartoria.

In seguito, nel 1838, alle varie scuole, tra cui anche una per sordomuti, si aggiunse un istituto di correzione minorile che fece guadagnare alla struttura anche il nome di Reclusorio. Purtroppo, col passare degli anni, le cose non andarono secondo le previsioni. Nel 1857, la struttura ospitava più di 5000 persone, ma a causa della diminuzione di fondi, le condizioni di vita al suo interno peggioravano sempre di più. Chi vi lavorava non riusciva più a far rispettare le regole e gli “ospiti” cominciarono ad abbandonarsi, quando andava bene, all’ozio, mentre molti altri si dedicavano a piccoli furti e alla prostituzione. Con il passare del tempo la situazione continuò a peggiorare, finche il 21 agosto del 1866 venne organizzata una rivolta che costrinse le autorità ad istituire una commissione d’inchiesta che accertasse le responsabilità dell’accaduto.

Nel 1981, in seguito ai danni subiti durante il terremoto dell’anno precedente, l’ala destra dell’edificio crollò. In seguito numerosi progetti ne tentano il recupero, soprattutto a partire dal 1995, cioè da quando l’Unesco lo ha inserito tra le opere appartenenti al Patrimonio Mondiale.