PRIMA CATTEDRA DI ECONOMIA

La Prima Cattedra di Economia al mondo fu affidata ad Antonio Genovesi (istituita appositamente per lui) il 5 novembre 1754. Il termine esatto con cui questa cattedra vide la luce fu “Commercio e Meccanica”, ma Antonio Genovesi, il primo titolare a cui venne affidata, nei suoi numerosi libri, preferiva parlare più propriamente di Economia Civile. Tre modi, quindi, di indicare la stessa, vastissima materia: Economia, Commercio e Meccanica, Economia Civile. Tre espressioni che rivelano intenzioni e mentalità di chi li utilizza.

Antonio Genovesi era un professore, filosofo ed economista napoletano dove per anni tenne le sue lezioni sul commercio. Egli si trasferì per motivi di studio da Salerno a Napoli per frequentare le interessantissime lezioni di filosofia della storia di Giambattista Vico che diventò una costante, presupposto ideologico fondamentale per l’architettura del suo pensiero economico influenzato indubbiamente dalle novità di Adam Smith e Locke. In questo periodo Napoli era uno dei maggiori centri culturali in cui fioriva la nuova ideologia del secolo: l’Illuminismo. Insieme a Milano infatti, la città partenopea non aveva soltanto traslato l’Illuminismo francese ma l’aveva senza dubbio interiorizzato e portato alla luce attraverso una differente visione strettamente correlata all’ambito socio – economico del Regno di Napoli.

Per la prima volta in Europa, quindi nel mondo, una cattedra universitaria veniva dedicata all'insegnamento delle discipline economiche. Era anche la prima cattedra assegnata per pubblico concorso escludendo i membri del clero regolare, e la prima ad imporre l'obbligo di tenere le lezioni in Italiano. Il Genovesi usò sempre l’italiano nei suoi corsi, indipendentemente dall’obbligo statutario, così come scrisse la maggior parte dei suoi trattati in Italiano

Antonio Genovesi considerò la nuova scienza economica come costituita non solo da elementi mercantili, ma anche civili, storici, filosofici e culturali. L’economia ha la finalità della “pubblica felicità”, capace cioè di far progredire gli individui e le nazioni attraverso riforme politico-sociali condotte in maniera razionale e scientifica. Quello del Genovesi è, insomma, un pensiero “illuminato”, sviluppato e concepito nella Napoli di Carlo di Borbone. Come ampiamente riconosciuto, il Genovesi anticipò concezioni di economia politica ancor oggi dibattute. Al tempo di Genovesi, l'Illuminismo stava mettendo in discussione i cardini della vecchia società, provocando quella che fu una delle maggiori rivoluzioni culturali della storia. Venivano messe a punto le teorie libertarie, nei circoli culturali europei spirava il vento del relativismo anti-dogmatico e si avvertiva l’urgente necessità di poter esprimere una critica libera, senza il pericolo di finire al rogo. A Napoli era scoppiata la polemica antigesuitica e si reclamava l’autonomia dello Stato dalla Chiesa. Re Carlo di Borbone ben interpretava queste istanze con la sua concezione di monarchia illuminata.

Il Genovesi prese nettamente posizione a favore della distinzione tra potere civile e potere ecclesiastico. Sostenne, fatto rivoluzionario per l’epoca, che la Chiesa è infallibile soltanto in materia di fede. Per superare la piaga dell'arretratezza e favorire il benessere, giudicò come fondamentale diffondere l'istruzione a tutti, soprattutto nelle scienze e nelle arti. Egli esaltò il lavoro produttivo per il bene dei singoli e della società, contrapponendolo alle rendite parassitarie ed all’eccessivo numero di ecclesiastici e di avvocati. Lo Stato secondo Genovesi deve concretamente schierarsi per coloro che lavorano e producono, attraverso riforme della proprietà fondiaria, interventi sul credito, sui dazi doganali e sulla politica monetaria.