LA PRIMA LINEA FERROVIARIA (1839)

Dagli « Annali civili del Regno delle Due Sicilie », Napoli 1839, XXI, pp. 54-55, 57

 

Era il dì 3 di ottobre dell'anno 1839. La popolazione della città di Napoli e delle terre vicine sapeva, per avvisi fatti pub­blici, che seguirebbe con solennità l'aprimento della strada ferrata: accorreva in grandissimo numero, come ad uno spettami nuovo. Tutte le deliziose ville traversate dalla strada s'andavan riempiendo di gentiluomini e di dame vestite come in giorno di festa; nei campi e nelle vie pubbliche, dove que­ste sono intersecate dalle rotaie di ferro, erasi gittata sin dalle prime ore del mattino una folla di gente d'ogni condizione e stato venuta dalla città o dalle vicinanze del contado: la quale ad ogni istante cresceva per nuovo popolo sopravveniente; bramosi essendo tutti di vedere per quelle piagge, state dianzi si quete stanze degli agricoltori, la straordinaria macchina mossa dal vapore camminar sola e trarsi dietro un seguito lungo di carrozze o carri. Fino sulle onde del mare, che furono placidissime in quel dì, vedevi gran numero di barche cariche di uomini e donne remigare e farsi presso alla marina, nelle parti dove la via ferrata scopre il destro lato al lido. Chi conosce lo spirito pronto, la immaginativa e la fantasia potente del popol napolitano, non dee maravigliare che con tanto en­tusiasmo traesse d'ogni parte sulla nuova strada, e giunto colà facesse allegrezza grande come per faustissimo avvenimento Non si può con parole descrivere come si commova e ratto s'in­fiammi una gran moltitudine all'aspetto di cosa nuova, grata e maravigliosa: ed in verità, sur un sentiero apparecchiato pre­stamente in un breve anno venia, mirabil cosa, a mostrarsi la locomotrice, non come già si mostrò agl'inglesi e francesi, sorta a poco a poco in maggior perfezione dopo cento e cento ten­tativi ed esperimenti, ma già tutta elegante di forme, pronta, perfetta e velocissima a un corso, che oltrepassa i venti.

Intanto, presso al Granatello, là sopra il ponte che unisce le due rupi su cui ora si riman divisa la villa Carrione, era pre­parato un gran padiglione addobbato splendidamente di arazzi e velluti cremisini per la maestà del re e per la sua real fa­miglia: al fianco gli sorgeva un devoto altare. Quel ponte è a capo della lunga linea retta della strada, la quale d'ivi si di­scopre al guardo per 3823 metri, pari a 2 miglia e 1/6. Da un lato era altra tenda per ambasciadori e ministri di potentati stranieri, pe' capi della real corte del re, pe' suoi ministri segretari di Stato: una terza tenda ci avea pe' generali dell'eser­cito e dell'armata, per primari ufiziali del Regno civili e mili­tari e per altre persone ancora invitate. Di sotto il ponte, sulla sponda sinistra della strada, destinavasi un luogo ricinto ai soci della Compagnia e ad altri gentiluomini ancora; e da ultimo, in un altro spartimento sorto per cure della città di Napoli, il sindaco avea raccolto gran numero di nobili e di persone altre invitate. Le milizie d'infanteria e di cavalleria tutte in armi ed in arredo eran disposte da un capo all'altro della strada, e principalmente alla villa Carrione, alle stazioni, ai 67 siti ove son ponti od aquidotti, e ne' luoghi dove le rotaie intersecano le vie pubbliche: né di tanto numero di soldati potea farsi di manco, se si volea esser sicuri che nessun sinistro accidente venisse a turbare l'allegrezza del giorno; mentre la calca popolare impaziente e bramosissima di tutto vedere pressava d’ogni banda e facea le viste di voler invadere gli steccati della stra per farsi luogo sin presso le rotaie di ferro.

La Compagnia, che ha sua sede in Parigi per l'impresa di questa nostra strada, fin d'allora che seppe il primo tratto esser vicino a compiersi, mandava qui in Napoli suo commessario il sig. L. Teofilo Dubois, affinchè insieme al gerente ed ingegnere signor Armando Bayard ed al signor Clemente Falcon, che già trovavasi commessario tra' soci residenti in Na­poli, avessero tutti uniti fatto ossequio alla maestà del re nel giorno che le piacesse intervenire all'apertura del cammino ferrato. (...)

Finito il parlare del re, un segnale fu dato di sopra il pa­diglione, cui risposero immantinente gli spari delle artiglierie de' forti del Granatello e del Carmine. E ratto dalla stazione di Napoli mosse velocemente la locomotrice seguita da nove grandi carri, in cui erano 258 uffiziali dell'esercito, dell'armata e delle regie segreterie di Stato. Sopra uno di que' carri, sco­perto, dava fiato alle trombe una compagnia militare; sopra un altro, una mano di soldati agitava a dimostrazion di giubilo alcune aste con banderuole in cima. In nove minuti e mezzo la macchina giunse da Napoli al Granatello: e di là anco veloce­mente sen tornò quivi d'onde era partita. Allora il vescovo, vestito de' suoi abiti pontificali, recitò le preghiere, indi bene­disse la nuova strada ferrata: e intantochè tutti gli astanti si prostravano ginocchioni, le artiglierie facevano rimbombar l'aere d'una salva festiva.

Ed ecco giungere un'altra volta la locomotrice col seguito de' suoi carri, nel mezzo de' quali vedevi una carrozza ornata pel re ed altra per la sua regal corte. La macchina s'arrestò di sotto il ponte Carrione; ed il re colla sua regal famiglia per una scala a posta fatta discese sulla via ferrata.