Erbita (ub. sconosciuta)

Erbita è stata un'antica città della Sicilia, di origine sicula, menzionata per la prima volta nel 445 a.C. circa (Diodoro, XII, 8)

Nel 403 a.C. fu invano assediata da Dionisio I di Siracusa (Diodoro, XIV, 15 e 16). Poche sono le menzioni di Erbita fino al I secolo a.C., durante il processo di Verre, dove Cicerone (Verrine, III, 32) la definisce "honesta et copiosa civitas" ("bella e ricca città"). La città era posta in un territorio alquanto fertile, che forniva abbondante grano: la maggior parte degli abitanti era di professione agricola. Ad Erbita, Verre pose il suo amico Escrione di Siracusa a capo dell'appalto delle decime (Verrine, III, 31).

Non si è certi dell'ubicazione della città:

  • Tolomeo (III, 4, 13) la pone tra Agyrium e Leontini
  • Cluverio (Sicilia, p. 329) la posiziona presso l'attuale Nicosia
  • E Plinio (Naturalis historia, III, 8-14) all'incirca presso il territorio disabitato dell'attuale comune di Sperlinga

Arcagato (figlio di Agatocle di Siracusa)

Arcagato (Siracusa, IV secolo a.C. – 307 a.C.) è stato il primogenito del tiranno Agatocle di Siracusa.

Arcagato era figlio primogenito di Agatocle di Siracusa ed aveva un fratellastro di nome analogo: Arcagato "di Libia". Suo padre era il tiranno greco di Siracusa che divenne il primo Re di Sicilia.

Egli accompagnò suo padre nella spedizione contro Cartagine nel 310 a.C. Scampò al pericolo di essere messo a morte durante un tumulto dei soldati, un evento da lui causato dopo aver ucciso un uomo di nome Licisco, che gli rimproverava di aver commesso incesto con la sua matrigna Alchia, madre della sua sorellastra paterna, Lanassa. Quando suo padre dovette tornare a Siracusa per urgenti affari di stato, Arcagato venne nominato dal padre comandante supremo della spedizione in terra d'Africa.

Inizialmente ottenne diverse vittorie militari, ma in seguito venne sconfitto per tre volte e fu costretto a rifugiarsi a Tunisi. Suo padre tornò in suo soccorso, ma l'ammutinamento dei soldati siracusani costrinse Agatocle a lasciare Cartagine. Arcagato venne assassinato dai soldati di Siracusa che poterono così realizzare la loro vendetta. Ebbe un figlio, che pure chiamò Arcagato, da moglie sconosciuta.

Arcagato (nipote di Agatocle di Siracusa)

Arcagato (in greco: Άρχάγαθος; IV secolo a.C. – ...) era figlio di Arcagato (figlio di Agatocle) e nipote di Agatocle di Siracusa.

Era figlio di Arcagato (figlio di Agatocle) e di madre ignota, nipote del primo Re di Sicilia Agatocle di Siracusa e della sua prima moglie.

Descritto come un giovane di grande coraggio e audacia, dopo la morte del padre nel 307 a.C., uccise lo zio paterno per succedere al nonno. Venne a sua volta assassinato da un cittadino greco di nome Menone.

Eraclide di Siracusa

Eraclide (in greco antico: Ἢρακλείδης, Eraklèides; Siracusa, III secolo a.C. – ...) fu un condottiero siracusano, tra i capi del partito oligarchico che governò la città prima dell'avvento del tiranno Agatocle.

Nella Bibliotheca historica di Diodoro Siculo si ricorda che arrivò al potere con ogni sorta di sopruso, tra cui tradimenti e assassini. Fu uno stretto collaboratore di Sosistrato e con lui condusse una campagna al fianco dei crotonesi contro i bruzi e l'assedio a Rhegium. Dopodiché si perdono le tracce di questo personaggio; non si sa nemmeno se collaborò con Sosistrato nel breve periodo in cui fu tiranno della città aretusea.

Menone di Siracusa

Menone (Segesta, fine IV secolo – Siracusa, 288 a.C.) è stato un condottiero siracusano, collaboratore del tiranno Agatocle e poi del nipote Arcagato e generale delle truppe che mossero guerra contro la città aretusea nel 289-288 a.C.. La sua storia è stata narrata da Diodoro Siculo.

Nato nella parte cartaginese dell'isola, fu catturato giovane da Agatocle. Ne divenne collaboratore dopo essere entrato nelle sue grazie. Negli ultimi anni della vita del suo sovrano, cospirò contro di lui al fianco del nipote Arcagato e probabilmente fu proprio Menone ad avvelenarlo con una penna d'oca che Agatocle usava come stecchino.

Esiliato dal popolo, che aveva restaurato la democrazia secondo le ultime disposizioni del tiranno, si rifugiò a Aetna, dove Arcagato aveva creato un suo esercito di mercenari per rientrare in città. Ucciso anche il capo delle truppe, Menone si alleò ai cartaginesi contro Siracusa e vinse la guerra. Non ammesso alle trattative di pace, Menone scompare dal raccontro di Diodoro.