Cubulteria - Alvignano

Cubulteria (nel corso dei secoli descritta con molti nomi: Kupelternum, Combulteria, Cumpulteria, Cuultere, Cornelli) era un'antica città sannita e poi romana sita nei pressi degli attuali comuni di Dragoni e Alvignano in provincia di Caserta (Campania).

Cubulteria fu uno dei pochi centri sanniti che osò sfidare Roma alleandosi con Cartagine e Annibale per poi subire l'ira distruttrice di Quinto Fabio Massimo.

Pur non conoscendone la precisa ubicazione, si sa che Cubulteria sorgeva in prossimità del fiume Volturno e del successivo ponte di età romana (Ponte Anicio) che collegava Allifae con la pianura campana. La cittadina era quindi un centro altamente strategico perché controllava la valle del medio Volturno costituendo, insieme ai centri di Trebula e Caiatia, una cerniera per la difesa armata tra i Monti Trebulani e il massiccio del Matese ed era, contemporaneamente, il luogo di passaggio obbligato per gli scambi commerciali. Divenne un importante nodo viario con diramazioni viarie in direzione di Alifae, Trebula, Caiatia e Telesia, nonché verso la via Latina.

Verso la metà del IV secolo a.C. Roma, pur essendo ancora un piccolo stato rispetto alle grandi potenze del mediterraneo, cercava di allargare i suoi domini stabilendo nuove alleanze al di fuori dell'ambito regionale, non ritenendo più sicura l'amicizia con i Latini. Nel 354 a.C. venne così stipulato un trattato di alleanza con le tribù sannitiche dei Carecini, dei Pentri, dei Caudini e degli Irpini, le quali, a loro volta, avevano già dato vita ad una federazione tendente all'espansione territoriale vero la pianura campana per sottrarsi alla povertà delle loro terre d'origine. Quando nel 343 a.C. le tribù sannitiche tentarono l'occupazione di Teanum e di Capua, quest'ultima città chiese la protezione di Roma, la quale, costretta dall'alleanza coi Sanniti, era restia a intervenire. Tuttavia Roma cedette quando la città di Capua si dette tutta, cittadini e beni, alla sua potestà. Fu così che il Senato decise di rompere l'alleanza coi Sanniti per intervenire a difesa dei Campani, determinando l'inizio della prima guerra sannitica, combattuta dal 343 al 341 a.C.

Solo nel 272 a.C. Cubulteria, Caiatia e Trebula furono costrette a stringere leghe separate con Roma, diventando in questo modo città alleate. Esse rimanevano nominalmente libere e almeno le prime due godevano del diritto di coniare moneta propria. Dovevano però fornire aiuto a Roma e non avevano diritto di far guerre senza l'autorizzazione del Senato Romano. La sottomissione dei Sanniti e quindi anche dei Cubulterini era abbastanza precaria e lo dimostrano vari tentativi di insurrezione.

Gli avvenimenti più importanti per Cubulteria avvennero però durante la seconda guerra punica 218-202 a.C. e di essi abbiamo maggiori notizie. Nel 217 a.C. Annibale occupò Telesia probabilmente nello stesso anno anche le città del Medio Volturno e tra esse Cubulteria. Tutte tranne Caiatia defezionarono in favore dei Cartaginesi. Ben presto però, come narra Tito Livio, Cubulteria fu ripresa dal dittatore Quinto Fabio Massimo "il Temporeggiatore", una prima volta nel 215 e di nuovo nel 214 a.C. Dopo aver conquistato Capua Fabio Massimo, avendo attraversato il Volturno, si portò nel territorio di Trebula, la città sannita a lui più vicina, fra quelle ribellatesi a Roma, la prese d'assalto e la conquistò. Si portò poi nel territorio cubulterino da quel lato che confinava con il territorio trebulano seguendo un ramo della via Latina che attraversa le colline per l'attuale strada delle torri Aragonesi che congiungeva Trebula con Cubulteria e prese d'assalto anche quest'ultima città, riuscendo a catturare, oltre che a un gran numero di Campani, anche la guarnigione lasciata da Annibale. L'anno successivo, 214 a.C., Fabio Massimo devastò ancora di più il Sannio Caudino. I campi furono ampiamente bruciati e fu fatto bottino di bestiame e di uomini, furono prese d'assalto molte cittadine sannitiche, lucane e dell'Apulia, fra cui le città di Cubulteria e di Telesia. Vi furono 25.000 fra uccisi in battaglia e prigionieri, oltre a 370 disertori che furono portati a Roma, flagellati e gettati dalla Rupe Tarpea. Dopo questi avvenimenti Cubulteria rimase fedele a Roma.

Fu abbellita con la costruzione di molti monumenti, come i templi alla Dea Bona e a Giunone, e di edifici pubblici, come il foro, la basilica, l'acquedotto, e circondata da una cinta muraria eretta sotto il regno dell'imperatore Adriano nel 119.

Al periodo romano seguirono gli anni della cristianizzazione con la costruzione della basilica paleocristiana. Fu sede vescovile fino alla fine del VII secolo quando fu saccheggiata dai Longobardi.

Infine la distruzione da parte dei pirati Saraceni (IX secolo) e le terribili carestie e pestilenze scatenatesi alle soglie dell'anno 1000 decretarono la fine di Cubulteria. La popolazione si rifugiò sui colli Caprensi (Monti Trebulani) sulle cui più salubri e protette pendici vennero fondate le città di Alvignano e Dragoni.

Attualmente di Cubulteria rimane solo qualche misero reperto e l'unico monumento a ricordo dell'antica città è la chiesa di S.Maria di Cubulteria ora dedicata a San Ferdinando d'Aragona probabilmente edificata sui resti di un tempio di epoca romana.