I GRECI IN SICILIA

Siculi, Sicani, Elimi e Fenici popolavano da tempo l'isola e in essa si era sviluppata una civiltà molto avanzata, quando nel corso dell'VIII secolo a.C., cominciarono a insediarsi i primi coloni greci.

Data tradizionale della prima colonizzazione greca è l'anno 735 a.c. in cui coloni greci, provenienti da Calcide nell'Eubea e guidati da Teocle, fondarono la prima colonia a Naxos, sulla spiaggia di Taormina. Nel 734, coloni dori, provenienti da Corinto, si stanziarono nel centro siculo di Sùraka, poi diventato Siracusa, che a sua volta fondò Akrai (Palazzolo Acredide), Casmene e Camarina. Nel 728 a.C., coloni provenienti da Mégara fondarono Mégara Iblea tra Augusta e Siracusa; ed a loro volta i megaresi fondarono la più occidentale delle colonie greche di Sicilia, Selinunte, il cui nome deriva dal "selinon", il prezzemolo selvatico che ancora oggi cresce nella zona.

Pochi anni dopo, coloni provenienti da Rodi e da Creta fondarono sulla costa del canale di Sicilia la colonia dorica di Gela che a sua volta fondò Agrigento nel 581. Nel 491, Anàssila di Messene proveniente dalla Calabria, attraversò lo Stretto e si impadronì del centro siculo di Zancle cui cambiò il nome in Messene (l'odierna Messina), in ricordo della sua città di origine. Nel 480 Gelone di Siracusa, alleatosi con Terone di Agrigento, sconfisse i Cartaginesi ad Imera (oggi Termini Imerese) e per suggerimento di Damarete inserì nel trattato di pace una specifica clausola che vietava ai cartaginesi i sacrifici umani nei loro riti religiosi. Il successore di Gelone, Jerone di Siracusa, sconfisse nel 414 a Cuma gli Etruschi, fermandone l'espansione nell'Italia meridionale.

Fra le colonie greche di Sicilia come nell'Italia meridionale e nella stessa madre patria, manca però l'unità nazionale; le città sono rivali tra loro, spinte l'una contro l'altra da odi e da interessi economici e politici contrastanti ed inoltre, devono lottare contro l'elemento indigeno che non vuole rinunciare all'indipendenza delle proprie città. Inoltre, in ogni singola città i partiti si dilaniano tra loro; la democrazia è in perpetua guerra con l'aristocrazia e da questo stato di cose nascono sommosse, congiure, alternanze di governo, alleanze temporanee di una città con l'altra. Questo clima turbolento spesso favorisce avventurieri che si impadroniscono del potere ed instaurano la tirannide, che produce altre guerre ed altre rivolte. Ad Agrigento e a Siracusa, le più grandi città dell'isola, periodi di splendore si alternano a periodi di turbolenza, e le rivolte si alternano con la tirannide. Tristemente famosi sono Falaride, Alcmene, Alcandro e Terone, tiranni di Agrigento: Cleandro, Ippocrate e Gelone che tiranneggiano a Gela; e Terillo nella città di Imera.

Non tutti i tiranni però si distinsero solamente per la crudeltà C'è fra di loro chi rese grande la sua patria. Fra questi è Gelone di Siracusa. Chiamato in aiuto dall'aristocrazia siracusana, per domare una rivolta della plebe, Gelone si impadronisce di Siracusa, vi attira nuovi coloni, la rende ricca e potente e unifica sotto il suo scettro gran parte delle colonie greche della zona occidentale dell'isola; mentre Terone, suo suocero, amplia il potere di Agrigento. In questo periodo sembra che i Greci di Sicilia stiano per raggiungere l'unità nazionale. Infatti, le città greche dell'isola, si raggruppano intorno a Siracusa ed Agrigento e anche queste due stringono alleanza. Immensa è la potenza raggiunta da entrambe: commerciano con Roma, fornendole il grano, e con tutte le città mediterranee e tale è la loro ricchezza che sono in grado di inviare in aiuto ad Atene, minacciata dai Persiani, ben duecento navi, ventiquattromila fanti e duemila cavalieri! A Gelone succede il fratello Gerone, che però muove guerra ad Agrigento e la sottomette e volge le armi anche contro gli Etruschi sui quali riporta una grande vittoria navale. Siracusa, tuttavia, riesce a liberarsi dalla tirannide scacciando il successore di Gerone, Trasibulo e instaurando un governo democratico.

Pare che debba iniziare un periodo di pace e di libertà , ma la guerra è in agguato. Gli indigeni dell'isola infatti, insorgono contro i greci. Il principe siculo Ducezio di Nea (l'odierna Noto) a capo degli indigeni cerca di reagire all'invadenza dei colonizzatori e nel 459 a.C., espugna Etna-Inessa (presso l'odierna Paternò), Morgantina, Motia e pone la sua capitale a Palike (Palagonia) Ma la lotta è impari e ben presto Ducezio è costretto dai siracusani ed agringentini a cedere le armi e nel 450 è esiliato a Corinto; da qui riorganizza la riscossa; torna in Sicilia, fonda la città di Calacte (oggi Caronia), ma mentre organizza gli isolani per iniziare una nuova guerra, Ducezio muore. Non moriva però con lui il sogno di indipendenza dei Siculi che tentarono di risollevarsi appoggiando Atene contro Sparta durante la lunga guerra del Peloponneso (431-404) che però finì con la sconfitta di Atene. Due fatti veramente importanti si verificarono nella storia di Sicilia durante questa lunga guerra: oltre all'affermazione dell'unità spirituale dei Siciliani riscontriamo l'affermazione superba della cultura siciliana ad Atene, principalmente nella figura del grande filosofo Gorgia da Lentini che vi era stato inviato, nel 427, come ambasciatore. Qui fondò una scuola di Sofistica ed ebbe come allievi, ateniesi del calibro di Crizia, Tucidite ed Alcibiade Il V° secolo a.C. segnò un periodo di grande splendore per la Sicilia greca. Vennero tra l'altro costruiti i grandiosi templi di Agrigento che il poeta Pindaro chiamò "la più bella città dei mortali". Notevole fu la potenza espansiva dell'Isola nel IV secolo, specialmente ad opera di Dioniso di Siracusa, che dopo aver sconfitto i Cartaginesi nel 397, conquistò quasi tutta l'Isola e si spinse nell'Adriatico dove fondò alcune colonie tra cui l'odierna Ancona. A lui successe il figlio Dioniso II che continuò il programma espansionistico del padre ma i Siciliani, stanchi delle continue guerre, nel 344, chiamarono Timoleonte dalla madrepatria Corinto, che riuscì a restaurare la democrazia.

Il programma politico di espansione territoriale fu ripreso da Agàtocle di Siracusa (317-289) che portò la guerra in Africa contro i Cartaginesi, fondò Oea (l'odierna Tripoli) in Libia, e sottomise Corfù e Crotone; strinse un'alleanza con Pirro re dell'Epiro dandogli in sposa la figlia Linassa ed avendo sottomesso l'intera Sicilia orientale, venne acclamato "Re dei Sicelioti". Nelle sue truppe immise i mercenari italici detti "Mamertini" che dopo la sua morte occuparono Messina, nel 288: il che provocò l'intervento armato di Pirro nel 278 in Sicilia, invocato dai Mamertini minacciati dai Cartaginesi.

Qualche anno dopo nel 264, i Mamertini, che vantavano legami con i romani, per la comune discendenza dal dio Marte, fecero intervenire Roma in Sicilia, favorendo l'inizio della prima delle guerre puniche (264-241) alla fine delle quali la Sicilia si ritrovò ad essere provincia Romana e non più indipendente. Le colonie greche della Sicilia conseguirono maggior splendore di quelle del continente e soprattutto ebbero più forte vitalità e maggior peso negli eventi, fino al punto che decisero in modo decisivo i destini di Roma e del Mediterraneo. Lo splendore culturale della Sicilia greca si manifestò in tutti i campi, da quello letterario e filosofico a quello medico; da quello artistico a quello matematico. Ricordiamo Epicarmo da Siracusa (528-436) uno dei primi a scrivere commedie, Stresicoro da Imera che fu maestro nella poesia corale, Teocrito da Siracusa, raffinato poeta bucolico che Virgilio considerò suo maestro. I raffinati artisti siracusani Cimone ed Eveneto che coniarono i famosi decadrammi considerate dai numismatici tra le più belle monete mai coniate al mondo. Acrone da Agrigento che nel IV secolo creò la medicina empirica, basata sull'esperienza e l'osservazione e Eròdico da Lentini che fu il primo medico a sostenere il valore terapeutico della ginnastica; in campo legislativo ricordiamo Diocle da Siracusa, le cui buone leggi furono applicate da Timolenonte, Evèmero da Messina, il filosofo che affermò l'origine umana degli dèi; l'architetto Feace da Agrigento, ideatore del sistema fognario della città e costruttore del gigantesco tempio di Giove; lo storico Timeo da Taormina che per primo indicò la cronologia degli avvenimenti, ancorandoli al computo delle Olimpiadi; Empedocle da Agrigento (483-402), il filosofo che per primo concepì l'idea trascendente di Dio, anticipando di secoli il pensiero di Spinosa; il legislatore Caronda da Catania, del V secolo, le leggi furono adottate anche da lontane città greche. Archéstrato da Gela, cui dobbiamo l'Edupàtheia, il primo trattato di gastronomia del mondo ed infine Gorgia da Lentini, uno dei massimi rappresentanti della prima sofistica ed fondatore dello scetticismo filosofico.

Su tutti giganteggia il genio scientifico di Archimede da Siracusa (287-212) uno dei più grandi geni di tutti i tempi. Egli per primo stabilì il valore del "pi greco" in matematica, per primo misurò l'area di un segmento parabolico e ne eseguì la quadratura, enunciò il celebre principio (il principio di Archimede) che spiega perché le navi galleggiano e gli aerei volano; inventò la spirale geometrica e la cochlea, la macchina per il sollevamento dell'acqua; per primo intuì le regole del calcolo infinitesimale e per difendere la sua Siracusa assediata dai Romani (e per merito suo l'assedio si protrasse per quattro anni, dal 216 al 212) inventò macchine talmente straordinarie che per testimonianza degli storici antichi, i Romani credevano di combattere con dei, non con uomini.

Ai Greci di Sicilia si deve l'introduzione del bronzo per la monetazione degli spiccioli: prima di allora si ricorreva, per i valori bassi, a monete in argento grosse come capocchie di spilli o poco più: fu in Sicilia che si coniarono per la prima volta, attorno al 400 a.C., le prime monete in bronzo. Inoltre, lo storico Diodoro Siculo fa risalire al tiranno di Siracusa Dionisio l'introduzione della prima arma da lancio d'assedio, la catapulta, nel 399 a.C.