PELASGI

Con il nome Pelasgi (in greco antico Πελασγοί, traslitterato in Pelasgói, singolare Πελασγός, Pelasgós) i Greci dell'età classica indicavano il complesso delle popolazioni preelleniche della Grecia, generalmente considerate autoctone ma, all'epoca, ormai estinte e delle quali, peraltro, riportavano vicende confuse e contrastanti. Archeologicamente, i Pelasgi potrebbero essere identificati con il popolo dei Peleset, citato nelle iscrizioni egiziane tra i Popoli del Mare che attaccarono l'Egitto durante il regno del faraone Ramses III, ed aver poi formato il popolo dei Filistei.

Il nome dei Pelasgi appare per la prima volta nei poemi di Omero, dove, nell'Iliade, sono indicati tra gli alleati di Troia; nel Catalogo delle navi, organizzato secondo un rigido schema geografico, sono citati tra le città dell'Ellesponto ed i Traci del sud-est dell'Europa, ossia sul confine tra Tracia ed Ellesponto. Omero chiama la loro città, o distretto, Larissa, e la dice fertile ed i suoi abitanti famosi per la perizia nel combattimento sulle navi. Omero riporta anche i nomi dei loro capi: Ippotoo e Pileo, figli di Leto Teutamide.

L'Odissea posiziona i Pelasgi a Creta, insieme a due popoli indigeni ed a due popoli immigrati (Achei e Dori), ma non dice a quale di queste due categorie appartengano i Pelasgi.

Due altri passaggi dell'Iliade attribuiscono l'epiteto di pelasgo ad un distretto chiamato Argo nei pressi del Monte Othrys, nella parte meridionale della Tessaglia ed al tempio di Zeus a Dodona; nessuno dei due passaggi cita però realmente i Pelasgi; Elleni e Achei popolano la tessala Argo e Dodona ospita Perebi ed Enieni che non sono descritti come Pelasgi. Si nota, quindi, come "pelasgo" venga usato sia nel significato di "abitato precedentemente dai Pelasgi", sia in quello di "epoca dimenticata".

Giovanni Garbini, il biblista che sostiene maggiormente l'importanza del popolo filisteo, nel bacino del Mediterraneo dell'età del bronzo finale, è del parere che i rinvenimenti di tale tipo di ceramica sul suolo italiano (Frattesine, Torcello, Campo di Santa Susanna presso Rieti, vari siti della Sardegna e della Sicilia, ecc.) dimostrerebbero la diffusione, in età protostorica, della cultura filistea e, quindi, pelasgica, nella penisola italiana e nelle isole. In analogia con Eusebio, che riconosceva alla "talassocrazia" dei Pelasgi il dominio del Mar Mediterraneo, nel secolo X a.C., Garbini giunge ad affermare che, a suo parere, "per circa due secoli (tra il XI e X sec a.C.) il Mediterraneo fu probabilmente un mare in gran parte filisteo"