ARCHITA di Taranto

Archita (in greco Ἀρχύτας; Taranto, 428 a.C. – Mattinata, 360 a.C.) è stato un filosofo, matematico e politico greco antico. Appartenente alla "seconda generazione" della scuola pitagorica, ne incarnò i massimi principi secondo l'insegnamento dei suoi maestri Filolao (470 a.C.-390 a.C./380 a.C.) ed Eurito (V secolo a.C.)

Archita di Taranto, figlio di Mnesagora o, secondo Aristosseno, di Estieo, era anch’egli Pitagorico. Fu lui che con una lettera salvò Platone che stava per essere ucciso da Dionisio." Così ce lo presenta Diogene Laerzio. Si può precisare che l’episodio che vede coinvolto Platone avvenne nel 361 a.C., durante il terzo viaggio del filosofo ateniese a Siracusa. Gli altri due viaggi avvennero nel 388: stette a Taranto, conobbe Archita, passò da Dionigi I a Siracusa, ma venne fatto trasferire a Egina in guerra con Atene e fu posto in vendita come schiavo; si salvò per l’intervento di Anniceride di Cirene e fu subito liberato nell’anno 387. Tornato ad Atene, Platone fondò l’Accademia.

A Taranto, Archita, prima poco noto, divenne famoso per l’amicizia con Platone.

Vent’anni dopo, nel 366, su invito del siracusano Dionigi II, succeduto a Dionigi I, Platone torna a Siracusa, ma ancora sospettato dal nuovo signore della città, deve tornare ad Atene. Infine, nel 361, torna per la terza volta a Siracusa, su invito sempre di Dionigi II, che, però, lo fa arrestare e solo, come detto, per intervento di Archita, a cui dalla prigionia era riuscito a dare sue notizie, si salva. Si evince che Archita è ascoltato e influente sui signori di Siracusa, quindi, è, in questo momento, importante sia in patria che fuori. Scegliendo questa data come sua acmé (floruit), si può fissarne la nascita alla fine del V secolo.

Le date, in genere, come è giusto, sono vaghe; se ne colloca la nascita tra il 430 e il 400 e la morte, forse per naufragio (cfr. Orazio) in Adriatico, di ritorno dall’Illiria, non prima del 360. Vive, quindi, nella prima metà del IV sec. A.C.

Si dice che fu stratego sette volte a Taranto, una volta stratego αὐτοκράτωρ della Lega italiota, non si sa se consecutive; i suoi mandati in genere vengono datati tra il II e il III viaggio di Platone (367-361), quindi, per alcuni, sono anche consecutivi.

Se nel 415 (cfr. Thuc.) gli Ateniesi avevano in genere conoscenze scarse e favolose della Sicilia (come dimostrano i discorsi di Nicia e Alcibiade prima della partenza della spedizione ateniese) già più informato è il mondo greco della madre-patria all’epoca del I viaggio di Platone, come si ricava dalla orazione Olimpica di Lisia, pronunciata da lui, nella sede dei giochi panellenici, dove non era solo un meteco, ma aveva diritto di parola, parlando contro Dionigi e la temuta sua intesa con il re dei Persiani alla vigilia della pace di Antalcida (387-386). E Platone conferma questa conoscenza, dandoci anche una spiegazione del suo interesse per l’Occidente (anche se l’VIII lettera non è sua, comunque si rifà a suoi progetti e analisi):

"(con le lotte a Siracusa) sia l’intero partito dei tiranni sia il partito democratico rischiano di essere distrutti, e allora si verificherà un evento tanto probabile quanto deprecabile: tutta la Sicilia sarà perduta alla lingua greca e passerà sotto il dominio dei Cartaginesi o degli Oschi (= Romani, forse). E’ dunque necessario che tutti i Greci con tutte le loro forze trovino un rimedio."

E si può ipotizzare che in tale prospettiva Platone abbia contribuito ad avvicinare Taranto (ed Archita) a Siracusa (e a Dionisio II). Passando a Taranto, va, infatti, notato che, prima di Archita, a quanto dicono le fonti, essa aveva, nel 473 a.C. con la alleata Reggio subìto una terribile disfatta ad opera degli Iapigi (più precisamente dei Messapi, forse della Lega strettasi intorno ad Oria) per cui Taranto fu costretta a cambiare governo, come anche Reggio, che ebbe, da parte sua, tremila morti.

Taranto, pare, si riprese subito sul piano militare, come testimoniano i due donari tarantini al santuario di Delfi, visti e descritti da Pausania , per vittorie sugli Iapigi. Non così su quello politico e interno. Fino a questo momento, cioè, fino alla fine del V sec., quando scrive Antioco di Siracusa, (dopo il 433-2 e la fondazione di Eraclea), Taranto non è considerata in Italìa (= Magna Grecia), ma in Iapigia. Dallo Pseudo Scimno (306 e sgg.) Taranto è inserita nella Magna Grecia: la sua Periegesi è del II sec. a.C., ma le sue fonti per questa indicazione sono databili tra 438 e il 421. Con Pseudo Scimno concordano anche Erodoto e Tucidide, legati ad Atene, a Pericle e a Turi.

Negli anni Trenta del V secolo, quindi, Taranto comincia ad essere considerata magno-greca, fino ad essere, con Archita, a capo della Lega italiota (nel periodo tra il 370 e il 356), che univa tutti i Greci delle coste settentrionali dello Ionio da Taranto a Crotone con Siracusa, che, invece, dominava sulla Sicilia e sulla Calabria meridionale (per es., su Locri).

Archita potrebbe essere naufragato (ma forse non era più al potere) appoggiando un’azione adriatica siracusana: i Siracusani controllavano allora Corcira, le coste illiriche, Curzola, Ancona, Spina, fondarono due colonie in Puglia sull’Adriatico e forse in tali operazioni Archita potrà essere morto.

Questo cambiamento di orizzonti - i precedenti nemici Messapi sono sostituiti dai Lucani e, da Nord-Est si passa ad Ovest – sarà poi confermato da Archita, ma prima di lui Taranto passa da un regime aristocratico (o addirittura monarchico: oltre al fondatore Taras o Falanto, è noto il re Aristofillide, di cui parla Erodoto), a una πολιτεία (regime moderato, della classe media solo dei proprietari terrieri, o anche dei mercanti, secondo il significato attestato da Aristotele) .

Subentra, quindi, il periodo di Archita e, poi (con involuzione simile a quella dell’Atene post-periclea) la democrazia radicale; ancora dopo, il ricorso a condottieri stranieri, la lotta contro Roma e la sottomissione di Taranto.